Dott.ssa Lisa Palmieri-Billig membro dell?American Jewish Committee e corrispondente da Roma del ?Jerusalem Post?, in occasione della presentazione del libro di Martin Gilbert:
?I Giusti, gli eroi sconosciuti dell?Olocausto? - (Edito Città Nuova)
Quando il cielo dell?Europa era coperto dalle nuvole nere del nazismo che scendevano per terra come una nebbia velenosa infiltrandosi nella vita privata dei popoli sotto forma di dominio pressoché totale sia fisica che spirituale; dappertutto ? e malgrado tutto ? spuntava qualche singola stella di disobbedienza, di resistenza agli ordini folli di sterminio del popolo ebraico.
Queste stelle che oggi ricordiamo, erano individui, persone che seguivano soltanto il richiamo della propria coscienza: cattolici, ortodossi, evangelici, della Chiesa battista, di quella luterana, ma anche musulmani, anche non credenti, anche atei ? provenienti da tutti gli strati della società e da ogni nazione: erano contadini, medici, diplomatici, principesse e re, erano religiosi semplici e nunzi apostolici, venivano dalla sinistra e dalla destra, anche dalla destra fascista.
E forse si potrebbe anche aggiungere qui una categoria di cui non si parla mai, cioè gli ebrei stessi che hanno coscientemente offerto la loro vita per salvare la vita ai fratelli del loro popolo e qualche volta perfino a qualche non ebreo. Secondo la tradizione ebraica questi sarebbero atti santi di ?Kiddush Hashem?, la santificazione del Nome del Signore.
Tre esempi ma sicuramente ci sono tantissimi altri in una ricerca ancora da fare: Janus Korczak, medico ? educatore di Varsavia, rimasto fino all?ultimo con i bambini orfani nel ghetto. Rifiutò l?offerta di uscire scegliendo invece di rimanere con i suoi bambini e salire con loro sul treno per Auschwitz per non lasciarli soli con la disperazione. Oppure il rabbino capo di Genova, Riccardo Pacifici, nonno dell?attuale portavoce della Comunità di Roma che porta lo stesso nome, ha scelto di non abbandonare la città di Genova ed è rimasto in città per aiutare anche un solo ebreo ? sapendo bene che poi sarebbe stato troppo tardi per lui. E poi, quel soldato della Brigata Ebraica approdato a Napoli che organizzò con un paio di partigiani un?azione audace per salvare un ragazzino napoletano preso in ostaggio dai Tedeschi. Sono fra le storie ancora da raccontare.
Quello che avevano in comune tutte queste persone è la capacità di reagire contro l?ingiustizia a costo di rischiare la propria vita e quella dei familiari pur di non chiudere gli occhi e il cuore alla sofferenza altrui, pur di non soccombere alla conformità e all?appiattimento dell?anima imposto dal male. ?Meglio che i nostri bambini rimangano orfani piuttosto di sapere un giorno che i loro genitori non hanno fatto niente? diceva una delle donne Giuste citate nel libro di Gilbert.
Scrive Gilbert che questi uomini e donne erano chiaramente coscienti dei pericoli che affrontavano, ?spesso anche quello dell?esecuzione dei loro familiari come di loro stessi? ma fecero la ?propria scelta in maniera calma, deliberatamente, con la piena valutazione dei rischi, rischi che affrontavano, assumevano, per mesi e persino per anni?.
Quando dopo gli si chiedeva ma perché l?avete fatto? Rispondevano con grande semplicità e con un po? di meraviglia alla domanda: ?Ma è normale! Non avresti fatto la stessa cosa??.
Così rispose Giorgio Perlasca, l?italiano che si trovava a Budapest a commerciare le carni nel 1944 e si presentò, da magnifico impostore, come nuovo Console spagnolo quando Angel Sanz-Bris fuggì lasciando scoperto il lavoro di fornire salvacondotti e falsi passaporti spagnoli per gli ebrei diventati improvvisamente ?sefarditi? (cioè di origine spagnola), sistemandoli nelle ?case protette? ? circa 25.000 amministrati dalle legazioni della Svizzera (nella persona di Carl Lutz), della Svezia (il famoso Raoul Wallenberg che poi sparì nel nulla, del Portogallo, e del Nunzio Apostolico, Angelo Rotta).
In questa opera affannosa e disperata Giorgio Perlasca, con un coraggio forse unico, riuscì a salvare almeno 5000 ebrei e perfino a strappare personalmente due gemelli da un treno di deportazione che andava verso Auschwitz. Quel giorno, Perlasca fece la voce grossa dicendo al Comandante delle SS (che solo dopo si sarebbe saputo era proprio Adolf Eichmannch) che quei gemelli appartenevano a lui e doveva lasciarlo fare pena conseguenze pesanti per le truppe tedesche in Spagna.
Ho avuto l?onore e il grandissimo piacere di conoscere e diventare amica di Giorgio Perlasca e della sua famiglia nell?inizio degli anni ?90 nel contesto di una onorificenza data a lui da un?organizzazione ebraica americana per cui lavoravo, per riconoscenza della sua opera di salvataggio. Mi ricordo che sua moglie raccontava che quando tornò dalla guerra nessuno gli credeva e fu soltanto quando i sopravvissuti ? donne, per la maggior parte ? cominciarono a cercarlo per ringraziarlo quasi 45 anni dopo, che la sua storia pian piano diventò notizia pubblica e lui fu nominato un ?giusto? da Yad Vashem.
Enrico Deaglio ha scritto un bellissimo libro-intervista con Perlasca e ha girato un documentario fatto da due lunghe interviste televisive. Solo dopo la sua morte è uscito il film sulla sua vita e oggi il figlio Franco amministra una fondazione a Padova che coinvolge le scuole in una grande opera di informazione e sensibilizzazione.
Ma anche tanti musulmani sono fra i giusti ? musulmani dalla Bosnia che disobbedivano agli ordini delle forze Bosniache musulmane collaborazioniste, della Turchia ? con protezione governativo degli ebrei turchi ovunque si trovavano in Europa (bastava presentarsi alla più vicina ambasciata turca per avere un salvacondotto turco) dal Kosovo, dall?Albania.
Racconta Gilbert, ?Quando l?esercito tedesco occupò Sarajevo nel 1941, il nuovo comandante della città chiese a Dervis Korkut, il direttore musulmano del museo cittadino, di mettersi a capo della comunità musulmana collaborazionista, che avrebbe dovuto fornire una divisione di SS musulmano-bosniaca. Korkut rifiutò. Non molto tempo dopo, uno dei portieri del museo annunciò che un ufficiale tedesco di alto grado desiderava visionare il famoso manoscritto del XIV secolo, Sarajevo Haggadah, un manoscritto antico, di inestimabile valore storico, che descriveva la fuga degli ebrei dall?Egitto. Presentendo il pericolo, Korkut nascose il documento sotto una vetrina.
?Ahimè ? disse Korkut al colonnello tedesco ?, mi dispiace dirvi che il libro è sparito due anni fa?.
La famiglia Korkut, un anno dopo, sapendo bene che rischiavano la vita se scoperta, seguivano di nuovo la chiamata di coscienza e amore per il prossimo, nascondendo in casa propria una ragazza ebrea liceale che era senza famiglia, senza casa, e senza una carta d?identità. Quando, a uno dei giusti bosniaci fu chiesto perché aveva aiutato gli ebrei, lui rispose, ?Perché li amo??.
E? bello sapere che cinquant?anni dopo, durante la guerra bosniaca degli anni novanta, la piccolissima comunità ebraica ha potuto ricostruire dei gesti eroici di mezzo secolo prima, rimanendo neutrale nel conflitto e utilizzando gli uffici e gli impiegati comunitari per aiutare a salvare vite e fare arrivare medicinali e altre necessità primarie ovunque c?era bisogno ? perfino con la collaborazione di un medico palestinese che lavorava in uno degli ospedali.
Molti giusti si trovano fra i serbi, compreso fra gli esponenti della Chiesa Ortodossa. Anche in Grecia la Chiesa Ortodossa ha attivamente aiutato a salvare vite. Ad Atene, l?arcivescovo Damaskinos si rifiutò di eseguire gli ordini del generale nazista Stroop di collaborare nella deportazione degli ebrei. Uscendo dall?ufficio di Stroop egli ?immediatamente ordinò ai capi religiosi greco-ortodossi di nascondere gli ebrei e di non consegnarli agli occupanti?. Scrive Gilbert: ?Gli ebrei furono aiutati anche da molti soldati italiani nella città, che furono considerati dai tedeschi traditori dell?Asse. Grazie al loro aiuto e a quello dell?arcivescovo e della sua Chiesa, la maggior parte dell?ebraismo ateniese fu salvato?.
Poi c?e? la storia della Principessa Alice di Grecia, ?una pronipote della regina Vittoria (e la madre del principe Filippo), che diede rifugio nella sua casa, nel centro della città...a Rachel, la vedova di Haimaki Cohen, alla giovane figlia di Rachel e a suo figlio Michel. La principessa Alice aiutò anche gli altri tre figli di Rachel Cohen, Jacques, Alfre ed Elia, a fuggire dalla Grecia e a unirsi alle forze alleate?.
Altre azioni forti della Chiesa Ortodossa compreso proteste pubbliche avvennero in Bulgaria.
Quando cominciarono le deportazioni, il metropolita Stefan scrisse al re, ?Le grida e le lacrime dei cittadini bulgari insultati, di origine ebraica, sono una legale protesta contro l?ingiustizia fatta a loro.
Questa protesta dovrebbe essere udita e approvata dal re dei bulgari....il metropolita Stefan, il metropolita Kiril e otto altri importanti uomini di Chiesa, tra loro l?altamente rispettato Neofit di Vidin, firmarono una protesta formale al re a favore degli ebrei di Bulgaria?. In Bulgaria, caso eccezionale, insieme alla Chiesa ortodossa, il parlamento stesso, il popolo e il re erano tutti solidali contro le deportazioni.
L?aiuto della Chiesa cattolica, il Vaticano e Pio XII
E? chiaro senza il minimo dubbio che non solo gli istituti religiosi ma anche il Vaticano stesso ha aiutato a salvare le vite di ebrei, come lo ha fatto anche per i disertori delle armate tedesche, americane, italiane, francesi e i politici antifascisti in pericolo. A parte i tanti episodi raccolti in questo libro, posso testimoniare dalle mie ricerche personali che continuano ad affiorare documenti che raccontano di quest?opera di salvataggio diffuso negli istituti e tra i religiosi. Di recente ho avuto in mano documenti che provano che l?aiuto dato a Roma da Padre Pancrazio Pfeiffer ai prigionieri delle SS a Via Tasso ha avuto l?avvallo e la collaborazione di membri della Segreteria di Stato del Vaticano. Tra questi prigionieri c?erano politici e ebrei. Anche il Collegio Francese tra gli altri ha nascosto ebrei con l?aiuto di una lettera col timbro Vaticano che dichiarava il Collegio proprietà Vaticana e perciò vietato alle perquisizioni della SS.
La questione nella sua globalità è però più complessa e tocca sensibilità profonde da tutte le parti.
Tanti ?giusti? umili, senza mezzi e senza potere, non credenti e fedeli di tutte le religioni, fra cui anche moltissimi sacerdoti e suore, hanno rischiato le loro vite per seguire una chiamata interiore.
Dunque ci si può chiedere, ma poteva venire a meno l?autorità morale a cui milioni e milioni di europei facevano riferimento, un?autorità così poderosa come la Santa Sede? Certamente no, e infatti, dentro il Vaticano stesso hanno trovato rifugio tanti perseguitati, compresi gli ebrei.
Per quanto riguarda le scelte strategiche della Santa Sede e del Papa Pio XII, ricordo quello che mi disse il padre Pierre Blet, l?ultimo dei quattro gesuiti redattori dei volumi sui Documenti della Santa Sede e la Seconda Guerra Mondiale, in occasione della successiva presentazione del suo libro che riassume il tema. Disse che le priorità della Santa Sede erano in primo luogo di aiutare gli alleati a vincere la guerra ? e allo stesso tempo la paura della minaccia del Comunismo era ancora più grande di quella del Nazismo per la Chiesa. Si cercava di salvare la vita a tutti ? ebrei compresi, dove capitava, ma l?interesse e le forze della diplomazia vaticana erano indirizzate innanzitutto alle strategie per vincere la guerra. La questione ebraica non esisteva allora come una questione a parte, mi disse il padre Blet.
Per Martin Gilbert, Pio XII non poteva pronunciarsi con più chiarezza sulle persecuzioni antiebraiche senza mettere in pericolo più grande sia gli ebrei che i cattolici. In un?intervista recente pubblicata dalla rivista ?Inside the Vatican?, Gilbert si riferisce alla risposta di forte condanna verso Pio XII dell?Ufficio Centrale della Sicurezza del Reich dopo il messaggio natalizio del Papa nel 1942 quando Pio XII aveva espresso preoccupazione per ?quei centinaia di migliaia di persone, le quali, senza nessuna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento? . La nota dell?Ufficio del Reich dice con disappunto, ?In maniera mai prima d?ora conosciuta, il Papa ha ripudiato il Nuovo Ordine europeo nazionalsocialista...Qui egli accusa virtualmente il popolo tedesco ?di ingiustizia verso gli ebrei e si rende portavoce dei criminali della guerra giudaica.?
Ma dopo, non ci furono altre dichiarazioni del Papa, e rimane il mistero dell?iter della scomparsa dell?Enciclica preparato da Pio XI qualche mese prima della sua morte e mai più promulgato. Le speculazioni sulle prese di posizioni e le mancate prese di posizioni pubbliche e autorevoli di Pio XII, e in conseguenza, l?influenza che avrebbero potuto avere sono tuttora in atto. I protagonisti con i loro ricordi personali sono ancora in vita, e nonostante ciò (o forse anche a causa di ciò) gli storici sono molto lontani da un giudizio concorde.
Il dibattito non è sereno, ed è complicato dalla mancanza di accesso all?archivio segreto del Pontificato di Pio XII. Ci sono ebrei e ci sono cristiani che ritengono che una condanna esplicita e autorevole da parte del Papa avrebbe potuto fermare la ferocia delle SS in tempo. E, non dimentichiamo, che le opere buone elencate in questo libro sono le stelle che brillano nel firmamento mentre prevaleva quella nebbia densa e velenosa che contagiava la maggior parte, la grandissima maggioranza della popolazione europea.
L?opera terribile, gli orrori indicibili dell?annientamento sistematico di famiglie innocenti, di teneri bambini, donne, giovani, ovunque strappati dalle loro case solo perché erano nati di religione o stirpe ebraica, ha potuto aver luogo perché, come disse lo storico, Henry Huttenbach, citato da Gilbert, ?Deve essere ricordato che coloro che sfuggirono ai campi, scapparono verso società avvelenate da sentimenti antisemiti. La grande maggioranza perì nelle mani dei collaborazionisti con il piano della Germania di sterminare gli ebrei: le guardie di confine svizzere che rifiutarono l?ingresso a chi aveva più di 16 anni, la polizia francese che arrestò gli ebrei stranieri, i polacchi che rifiutarono di nascondere gli ebrei fuggiti dal ghetto, o i partigiani russi che uccisero gli ebrei che tentavano di unirsi a loro nella comune lotta contro i tedeschi?.
Cito questo commento non per sminuire la portata e le azioni meravigliose dei tantissimi giusti (stimati ad un minimo di 20,000 da Mordecai Paldiel, direttore del museo-monumento ?Yad Vashem? a Gerusalemme dove sono anche ricordati con alberi i giusti riconosciuti): ma piuttosto per ricordare che i giusti possedevano tutti uno straordinario coraggio che rendeva possibile a loro di agire secondo le loro convinzioni morali malgrado che la grandissima maggioranza del continente era in preda ad una pazzia di massa di diabolico isterismo.
Il grandissimo Giovanni Paolo II, che ha vissuto in prima persona gli orrori della guerra, ha riconosciuto il ruolo negativo che hanno avuto i secoli di uno sbagliato insegnamento anti-giudaico da una parte della Chiesa - ?l?insegnamento del disprezzo? (come disse lo storico, sopravvissuto ad Auschwitz, Jules Isaac a Papa Giovanni XXIII) nel creare il sottofondo, il subconscio di quella nube velenosa di antisemitismo, che rese possibile quell?odio verso gli ebrei e ?giustificava? il loro annientamento. Malgrado qualche dichiarazioni ufficiale contro l?antigiudaismo, quest?atmosfera continuava anche in circoli ufficiali e ufficiosi (come nella rivista ?Civiltà Cattolica? preconciliare) fino al Concilio Ecumenico Vaticano II e alla storica dichiarazione ?Nostra Aetate? del 1965. Ma il perdurare di atteggiamenti di disprezzo e anche della cultura di feste popolari (alcuni aboliti solo molti anni dopo il Concilio) di ?martiri santi? a mano degli ebrei accusati di omicidio rituale ? feste che poi sbocciavano spesso in massacri della comunità ebraica (per esempio a Trento) e un residuo di pregiudizi alla base che continuava, avevano convinto Papa Giovanni Paolo II di istituire al Vaticano nel 2000 un Convegno Teologico Internazionale su ?Anti-Giudaismo nell?ambiente cattolico? preseduto dal Cardinale Georges Cottier, teologo della Casa Pontificia. Questo convegno fu poi seguito dall?immemorabile richiesta di perdono da parte di Papa Wojtyla.
E? vero tutto: la diffusissima opera di salvataggio operata dalla Chiesa e dal Vaticano stesso, e anche della gente comune, credente e non, di musulmani, e dal clero di altre chiese - ed è vero anche che il veleno dell?antisemitismo sul continente si cibava del secolare insegnamento di disprezzo e che bisogna valorizzare ancora di più l?enorme contributo morale dei giusti in quanto rari luci che brillavano dal buio.
Comunque, credo che i tempi non sono ancora maturi per una valutazione storica obiettiva del papato di Pio XII e il periodo della Seconda Guerra Mondiale, se mai lo saranno, e in modo particolare per due ragioni:
1) come detto, le fonti storiche, i famosi archivi segreti del papato di Pio XII non sono ancora disponibili ? e anche quando lo saranno, bisognerà aspettare la loro libera elaborazione da parte dei vari ricercatori e studiosi. Forse, molto probabilmente, non si concluderanno mai definitivamente, ma col passare degli anni anche questa constatazione sarà meno problematica come saranno meno dolorose le altre ? e connesse ? decisioni da prendere.
2) bisogna ricordare che per i sopravvissuti e le loro famiglie la mem oria della Shoah è ancora viva e straziante. Giustamente, loro trovano che se ci fossero stati più giusti nel mondo intero in quell?epoca, e più coraggio morale anche fra le autorità di stati e di religioni, milioni di vite sarebbero potuti essere risparmiati e la guerra forse vinta prima.
Ma oggi bisogna guardare al futuro e afferrare le tante occasioni per fare crescere sempre di più la nostra comprensione reciproca. La moltitudine dei bellissime e commuoventi storie vere di questo libro ci rafforzano la speranza e la fiducia nelle possibilità del bene nell?anima umana.
E visto che siamo oggi fra la Giornata del Dialogo con l?Ebraismo e la Giornata della Memoria, potremo proporre due progetti per le nuove generazioni 1) introdurre nei programmi scolastici una disciplina di educazione civica che trasmette un metodo per rafforzare la propria coscienza critica basata sui valori etici dell?umanesimo e i valori alti comuni a tutte le religioni, insegnando contemporaneamente l?arte di dialogare e di comunicare senza paura e con sincerità. 2) leggere e insegnare libri come questo, continuare a fare le ricerche storiche su tutti i periodi dei totalitarismi del secolo scorso, scoprire le responsabilità, ricordare le vittime ma anche portare alla luce altri giusti in questi ed in altri contesti che possono continuare a fungere per noi da esempi.
Questi potrebbero essere alcune delle strategie efficaci per impedire che gli orrori della Shoah si ripresentino sotto altre forme in futuro.