Io,sottoscritto Bazzo Antonio nato a Mareno di Piave (TV) il 13 Luglio 1922, invio queste mia per la trasmissione "La mia guerra" come testimonianza dei miei trascorsi negli anni 1942-1945. Ascolta l'audio
Sono stato chiamato alle armi e destinato presso il deposito di Cavalleria Corazzata di Codroipo il 18 Settembre 1942, successivamente, nel novembre dello stes¬so anno, sono stato trasferito alla Scuola Applicazione di Cavalleria di Pinerolo e li sono rimasto fino al giorno dell'armistizio 18 settembre 1943.
Il successivo giorno 12 sono stato catturato,insieme a molti altri miei compagni, dai tedeschi e dopo essere stati caricati in carri merci riamo partiti con destina¬zione Germania.
E? stato un viaggio allucinante con quaranta persone per vagone e con genitori e parenti dei detenuti che aspetta¬vano il passaggio del convoglio per dare almeno un saluto.
Dopo quattro giorni arriviamo alla periferia di Innsbruk a qui, in una zona isolata tra le montagne, ci consentono per la prima volta di uscire dai vagoni per prendere una boccata d'aria e il primo pasto costituito da una zuppa di miglio.
Il 17 settembre arriviamo a Luchenwalde,a circa 40Km. da Berlino, nota come base di partenza delle bombe VI e V2 verso Londra.
Qui si trovava un grande campo di smistamento per prigionieri di ogni nazionalità inglesi, francesi, indiani e oltre 20000 italiani provenienti anche dai Balcani e dalle Colonie, ci hanno registrati e immatricolati, io con il n°105285.
Da questo campo sono stato successivamente portato vicino al confine russo e Deblin Irena in una ex fortezza denominata Stalag 307 circondata, dal fiume Vistola.
All'esterno di questa fortezza, ma attigui ad essa, c'erano altri due piccoli campi dove venivano uccisi e sepolti centinaia di prigionieri italiani, cosa che venni a sapere dalla stampa un paio d'anni fa perché nella fortezza dove ero rinchiuso non si sapeva nulla, si sentivano solamente ogni tanto degli spari.
In queste campo ho conosciuto il pittore Alessandro Berretti di Milano il quale successivamente ha immortala¬to e raccolto degli episodi di vita nel campo nel libro ''Attenti al filo".
Di episodi vissuti in quel periodo ne ricordo veramente molti, dai tre compagni che si sono ritrovati dopo essere stati prigionieri in Austria durante la Grande Guerra a quando sono stato chiamato per scavare la fossa ad un soldato tedesco e mentre stavo scavando, scortato da un soldato senza un braccio, si avvicinò una donna polacca facendomi vedere una pagnotta e così il soldato che mi scortava, dopo essersi accertato che non potessi fuggire, mi consentì di andare a prendere il pane e di mangiarlo, anzi divorarlo, tanto che subito dopo mi sentii male da morire .
In questo lager per poter ottenere un supplemento alla razione che era scarsissima ho lavorato in lavanderia 12 ore al giorno per 150 grammi di pane al giorno e 6 zloti
mensili .
Il 26 marzo 1944 a causa dell?avanzata dei russi ci trasferirono, sempre in vagoni merci chiusi con filo spinato, al lager di Oberlangen nei pressi di Latken e vicino al confine olandese.
Anche in guasto campo la razione giornaliera era scarsa, considerando anche le condizioni climatiche, composta da 2 Kg. di pane per 6 o 7 persone; una minestra di rape con un pò di melazza o formaggio e al mattino un infuso di tiglio.
I contatti con la famiglia si avevano attraverso le lettere e ogni tanto con dei pacchi contenenti pane tostato.
Qui i prigionieri oltre ad essere utilizzati per svolgere i servizi interni venivano anche impiegati per spingere i carri pieni di torba necessaria all'interno del campo e durante uno di questi spostamenti uno di due gemelli alpini raccolse in una scarpata un tubero e subito dopo averlo mangiato morì avvelenato.
Dopo sei mesi, il 15 settembre 1944, rai trasferirono a Georsmarienhutte dove c'era la fonderia Klokner Werk nella quale ho lavorato prima come manovale alla costruzione di una ciminiera e poi, visto che soffrivo di vertigini, ragli altiforni di ghisa e ferro. Quest'ultimo era un lavoro pesantissimo e pericoloso tant'è che più di qualche compagno compreso un carissimo amico, Ielpo Antonio di Lauria Superiore (Pt) perse la vita durante le colate a causa delle schegge incandescenti. In questa fabbrica lavoravano 174 prigionieri italiani e nell'ottobre 1944 i tedeschi ci proposero di passare come civili ma dopo il nostro rifiuto le SS ci trasferirono in una casa di punizione a Orbek dove si trovavano già prigio¬nieri di altre nazionalità e qui ci tagliarono subito i capelli a zero nonostante la temperatura fosse di 8-10° sotto zero e ci tolsero i nostri indumenti per darci i pigiami da carcerati a strisce e con dietro la scritta AZ che indicava i lavori forzati.
La giornata cominciava la mattina alle 5 con la sveglia a cui seguiva l?appello all?esterno dei fabbricati che durava circa un?ora, poi ci portavano a sgomberare macerie e a togliere bombe inesplose nelle città vicine al campo che venivano di continuo bombardate da formazioni composte anche da 300 aerei, la sera, al ritorno, un nuovo
appello e poi la solita misera cena.
Il 17 dicembre ci riproposero di passare come civili e riprendere il lavoro negli altiforni e questa volta accettammo vista l'impossibilità di continuare a sostene¬re i ritmi di vita del campo di punizione con il pericolosissimo lavoro di sgombero.
Il lavoro nell'altoforno si svolgeva con turni di 12 ore di cui, a causa dei continui bombardamenti, almeno una metà si trascorrevano in buncher.
Nel primi mesi del 1945 sentivamo di continuo colpi di cannone e quindi intuimmo che il fronte si stesse avvicinando a noi.
Il 26 marzo 1945 ci trasferirono a Evesburg, nei pressi di Osnabruck, e qui, dopo aver trascorso la notte in un buncher con altri trenta prigionieri italiani la mattina seguente abbiamo sentito un gran frastuono e poi delle voci che in inglese ci ordinavano di uscire. Sono uscito per primo e ho trovato dei soldati inglesi o canadesi che aspettavano con i fucili spianati, ci hanno subito separato dai soldati tedeschi e dopo averci dato da mangiare ci hanno mandato prima a piedi a Creven e poi ad Haldern dove venivano raggruppati tutti gli italiani e qui ci diedero un permesso di libera circolazione nella zona.
Il 21 agosto cominciò il viaggio di ritorno verso casa con partenza da Busseldorf, il 22 arrivammo a Pescantina di Verona e da lì, con camion militari americani, a casa.
Attualmente ancora sono in contatto con alcuni compagni di prigionia e quando ci rivediamo, anche se raramente, riviviamo quei difficili momenti vissuti insieme.
Come ricordi ho ancora alcuni oggetti che servivano nei campi tra cui:
- La mia gavetta su cui ho inciso dei disegni e le date significative dei trasferimenti;
- Alcune monete che venivano utilizzate solo all'interno dei campi;
- Due piastrine di riconoscimento di due diversi campi;
- Il permesso di libera circolazione che ci hanno dato dopo la liberazione.
Sperando che questa mia possa dare un contributo alla buona riuscita della trasmissione che state preparando la quale servirà oltre che a rievocare i ricordi di quegli anni da monito per le nuove generazioni desidero inviare i migliori auguri e saluti.
Bazzo Antonio
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